La lettera V
La V è la ventesima lettera dell'alfabeto italiano e una consonante fricativa labiodentale sonora. Si chiama vu oppure vi, entrambi corretti, e rappresenta il suono /v/, chiaramente distinto da /b/: vento e bento, vello e bello sono parole diverse.
Nome e pronuncia
Il nome vu è quello preferito dai dizionari e il più diffuso al Nord; vi è comune al Centro-Sud e nasce per simmetria con bi, ci, di. Si articola appoggiando il labbro inferiore sugli incisivi superiori con vibrazione delle corde vocali: è il corrispettivo sonoro della f. Può essere lunga: avere e avvenire, ovest e ovvio, bevanda e bevvi.
Lo spagnolo ha perso l'opposizione tra /b/ e /v/ e pronuncia le due lettere allo stesso modo; l'italiano, come il francese e il portoghese, l'ha conservata.
Da dove viene la lettera V
È la forma latina originale del segno che ha dato anche la U: i romani scrivevano V sia per la vocale /u/ sia per la semiconsonante /w/. La separazione tra u vocale e v consonante fu proposta da Gian Giorgio Trissino nel 1524 e imposta dalla stampa nel corso del Cinquecento. Per questo nelle iscrizioni romane e sui quadranti degli orologi classici si legge ancora IVLIVS o AVGVSTVS. Il suono /v/ che oggi la lettera rappresenta è il risultato dell'evoluzione del /w/ latino in quasi tutte le lingue romanze.
La V negli altri alfabeti e codici
| Sistema | Equivalente |
|---|---|
| Greco | Β β (beta, che oggi suona /v/) |
| Cirillico | В в |
| Ebraico | ו (vav) · ב senza punto |
| Arabo | non esiste /v/; si trascrive ف o ڤ |
| Morse | · · · — |
| Braille | punti 1-2-3-6 |
| Alfabeto NATO | Victor |
| LIS | indice e medio separati a V |
In morse la V — tre punti e una linea — è l'attacco della Quinta sinfonia di Beethoven, e per questo fu usata dalla BBC come sigla della campagna «V for Victory» durante la Seconda guerra mondiale.
Parole che iniziano con V
- Natura: vento, valle, vulcano, verde, vetta.
- Animali: vacca, vipera, vespa, volpe, vitello.
- Oggetti e luoghi: vaso, vetro, valigia, villa, vestito, via.
- Cibo: vino, verdura, vongole, vaniglia.
- Azioni e idee: vedere, venire, vivere, volere, viaggiare, verità, vita, voce.
Regole e confusioni frequenti
Nessuna parola italiana termina in v, tranne prestiti come leitmotiv. Il raddoppiamento della v compare soprattutto nei passati remoti irregolari (bevvi, piovve) e in parole come avvenire, ovvio e davvero. La confusione grafica tra v e b non esiste in italiano, perché i suoni sono distinti; esiste invece tra vu e vi nello spelling al telefono, dove conviene usare le parole convenzionali dell'alfabeto telefonico italiano (Venezia) o dell'alfabeto aeronautico (Victor).
- Si dice «vu» o «vi»?
- Entrambi sono corretti. Vu è la forma preferita dai dizionari, vi è molto diffusa nel parlato. Vedi nomi delle lettere.
- Perché la U e la V erano la stessa lettera?
- Perché in latino un unico segno, V, serviva per la vocale e per la consonante. La separazione grafica si generalizzò con la stampa nel Cinquecento.