Alfabeto latino arcaico
L'alfabeto della Roma repubblicana aveva 21 lettere: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X. Non esistevano la J, la U né la W, la Y e la Z furono aggiunte dopo, e tutto si scriveva in un solo tipo di lettera, quella che oggi chiamiamo maiuscola.
Le 21 lettere e le quattro che mancavano
| Lettera | Situazione nel latino arcaico |
|---|---|
| C | valeva /k/ e /g/ insieme, eredità etrusca |
| G | creata verso il 230 a.C. aggiungendo un trattino alla C |
| I | valeva /i/ e /j/; non esisteva la J |
| V | valeva /u/ e /w/; non esistevano la U né la W |
| K | quasi in disuso, solo in Kalendae e poco altro |
| Y, Z | aggiunte nel I secolo a.C. per le parole greche |
Per questo i monumenti romani scrivono IVLIVS e non Julius, o AVGVSTVS e non Augustus. Non è una grafia decorativa: quelle lettere semplicemente non esistevano ancora.
L'invenzione della G
La creò, secondo Plutarco, un liberto di nome Spurio Carvilio Ruga verso il 230 a.C., maestro della prima scuola a pagamento di Roma. Stanco che la C servisse per due suoni, aggiunse un trattino orizzontale e collocò la lettera nuova nel posto lasciato libero dalla Z caduta in disuso, cioè al settimo posto. È ancora lì.
È l'unico caso documentato di una lettera dell'alfabeto latino con inventore e data noti. Vedi chi ha inventato l'alfabeto.
La riforma che non attecchì
L'imperatore Claudio, filologo per passione, introdusse verso il 43 tre lettere nuove: Ⅎ (digamma rovesciato) per la /w/ consonantica, Ↄ (antisigma) per /ps/ e Ⱶ (mezza acca) per la vocale intermedia fra I e V. Furono usate nelle iscrizioni ufficiali finché visse e sparirono appena morì, nel 54.
Quando sono comparse le minuscole
Roma non aveva due casse di lettere. Esistevano stili diversi a seconda del supporto: la capitale quadrata monumentale per la pietra, la capitale rustica per il papiro, la corsiva per le tavolette cerate. Da quella corsiva, scritta in fretta e con tratti legati, uscirono forme arrotondate che si allontanarono sempre più dal modello maiuscolo.
Il passo decisivo fu la minuscola carolina, normalizzata alla corte di Carlo Magno verso l'800 da Alcuino di York: lettere chiare, staccate, con aste ascendenti e discendenti. Da lì viene la minuscola attuale e quindi il sistema di maiuscole e minuscole.
La separazione di I/J e V/U
Fu opera di stampatori e grammatici del Rinascimento, e il primo a proporla fu un italiano: Gian Giorgio Trissino, che nel 1524 suggerì di distinguere la I vocale dalla J consonante e la V consonante dalla U vocale. La stampa consolidò la riforma nel Seicento, e la W fu accettata come lettera autonoma più tardi, per le lingue germaniche. Si arrivò così alle 26 lettere dell'alfabeto latino di oggi.
Vedi evoluzione dell'alfabeto e alfabeto latino classico.
- Quante lettere aveva l'alfabeto latino?
- 21 in epoca repubblicana, 23 dopo l'aggiunta di Y e Z, e 26 da quando J, U e W sono state separate in età moderna.
- Perché i Romani scrivevano V invece di U?
- Perché era la stessa lettera: rappresentava sia la vocale /u/ sia la consonante /w/.